Gli Empori Territoriali e le Botteghe Locali:
il cuore del progetto ArcipelagoScec.
“Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente.
Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo
che renda la realtà obsoleta”
(Buckminster Fuller)
Introduzione
ArcipelagoScec nasce dal credere prima, verificare poi e avere la certezza oggi che non esista possibilità di riappropriarsi dei processi che governano l’economia e attraverso questa la vita sociale, se non andando con decisione oltre i paradigmi che la governano attualmente.
Non è semplicemente il rifiutarsi di “voler combattere la realtà esistente”: è il credere, fermamente, che la complessiva realtà esistente possa cambiare.
Non è quindi questione di “difendersi”; di crearsi “spazi autonomi”; di “umanizzare” parti del sistema attuale: è questione di porsi su di un nuovo piano, un nuovo spazio, in definitiva un nuovo paradigma, capace di mettere in discussione – a partire da noi stessi – il concetto stesso di convivenza tra le persone. Economicamente, socialmente, politicamente.
Questo processo di osservazione e studio porta a verificare che ricreare ex novo modelli di economia territoriale non è una scelta fra le tante: è la scelta.
Porta a verificare che per ottenere un benessere economico, finalmente diffuso e stabile, è necessario riappropriarsi di ampie quote di produzione e consumo locale a partire dall’agro-alimentare.
Porta a verificare che per vedersi restituire il senso di socialità comunitaria si deve ripartire lì da dove questo senso è stato distrutto: dalla strada, dal quartiere, borgo, paese.
Porta a verificare che proprio dalla convergenza di interessi tra l’esigenza economica e l’esigenza sociale deve partire il progetto di restituzione delle sovranità perdute.
Consumo Locale e scambio delle eccedenze
L’assunto di partenza è il diritto per ogni famiglia di poter disporre di prodotti freschi, genuini, qualitativamente elevati: diritto non privilegio.
Questo è l’obiettivo dei progetti ArcipelagoScec ed in particolare degli Empori Territoriali.
Questo, secondo l’attuale paradigma economico-finanziario, è semplicemente impossibile.
La – falsamente detta – globalizzazione ha determinato, in Europa, con tempi relativamente lunghi, ciò che nei Paesi del Terzo Mondo ha generato in pochi anni: spoliazione delle migliori peculiarità territoriali con tutto quanto ne consegue dal punto di vista umano e sociale (perdita delle identità).
Le analisi sui marchi presenti negli scaffali di qualunque Supermercato evidenziano presenze di prodotti locali (provinciali se non regionali) non superiori al 5% (ed in questo contesto non ci soffermiamo nella valutazione del prezzo pagato al produttore, limitandoci ad osservare che spesso è al di sotto dei costi).
Il 95% di quanto ogni famiglia, di un qualunque territorio, consegna mensilmente al proprio Supermercato non viene reinvestito sul e per quel territorio perché destinato a ripagare prodotti non locali.
Prima ancora di andare a valutare la qualità dei prodotti, quindi, il semplice giudizio economico porta a comprendere il decadimento produttivo, commerciale ma anche culturale dei territori stessi.
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La Grande Distribuzione Organizzata (Super e Ipermercati) raccoglie: Specificatamente nell’alimentare: La quota dei negozi tradizionali è passata in 10 anni (1996-2006) Infine, la concentrazione dei canali di mercato. |
Da queste sintetiche osservazioni risulta evidente che per restituire vitalità, concretezza economica ed anche orgoglio alle economie locali, non siano sufficienti “azioni di difesa”.
È invece indispensabile un’azione complessiva capace di determinare scelte, in termini di mercato e di consapevolezza, altrettanto complessive.
Il progetto Empori Territoriali di ArcipelagoScec
“Perché un tavolo si regga deve avere almeno 3 gambe”
Nonno Gino
Le tre gambe del processo economico – produzione, commercio, consumo – si risanano:
- restituendo ai produttori dignità ed orgoglio: affinché la qualità divenga il loro vero marchio.
- valorizzando il commercio riconsegnandogli il ruolo indispensabile di equilibrio.
- responsabilizzando, rendendoli sempre più consapevoli, i consumatori.
Si tratta di superare, quindi, quelle false divisioni in “categorie” su cui la globalizzazione sta vivendo e prosperando.
Il presupposto per arrivare a questo è la fiducia, il cui fondamento è la totale trasparenza.
1 - Produzione
Il prezzo delle merci alimentari viene deciso altrove e da altri (Chicago Board of Trade, mercato finanziario). Le logiche seguite nulla hanno a che fare con le necessità delle persone e dei produttori (il crollo del mercato del caffè e del cacao di qualche anno fa non incise minimamente sul costo della “tazzulella ‘e café” o della cioccolata calda bevuta al bar).
Possiamo noi influire sulle borse mondiali, sul WTO, sul Fondo Monetario Internazionale?
Allora sarà bene occuparsi di ciò su cui sia possibile – quindi doveroso – intervenire.
Utilizziamo un unico, emblematico, esempio.
Il grano tenero è stato pagato ai produttori, nel 2009, tra i 13 ed i 14 euro al quintale (13, 14 centesimi al chilo). Il prezzo medio del pane è – dati di gennaio 2010 – 2,63 euro/kg (dai 1,67 euro/kg dell'Umbria ai 3,87 del Veneto).
Ergo: il costo del grano incide per il 5%.
Arare, sarchiare, seminare, coltivare, curare, trebbiare ... vivere, vale il 5%: riconosciamo al produttore il 5% di quanto noi mangiamo.
Qualunque progetto che voglia sanare e rendere armonici i rapporti tra le persone, economicamente e socialmente, deve partire da qui.
Restituire dignità significa riconoscere una quota-parte del costo finale del pane, come di qualunque alimento, ad un produttore che si vedrà così spinto e sollecitato a migliorare e mantenere alta la qualità.
2 - Commercio
Scegliere, selezionare, sollecitare i produttori; indirizzare, consigliare, raccontare ai clienti.
Questo era il commerciante un tempo: il migliore.
Oggi è un’eccezione.
Schiacciato tra grossisti sempre più “grossi” e monopolisti e tra consumatori sempre meno informati e suggestionati pubblicitariamente, il commerciante si è ridotto a mero distributore di confezioni, spesso provenienti dagli stessi canali della GDO.
La tentazione è quella di eliminare tout court un “settore-categoria” considerato ormai compromesso, non più sanabile: ciò è vero restando nell’attuale paradigma e considerando immutabile la realtà economica esistente.
Ma per ArcipelagoScec equivarrebbe all’antica immagine del “buttare il bambino con l’acqua sporca”: la realtà è mutabile e il commercio può e deve riprendere il suo ruolo essenziale.
Tornerà quindi ad essere vetrina dei migliori prodotti locali; selezionatore di quanto non presente nel proprio territorio; consigliere, confidente, presidio vivente del quartiere: garante presso produttori e clienti.
3 - Consumo
Convenienza personale, priorità altre, condizionamento mediatico, scarsità di tempo.
Se pago meno è conveniente.
Vediamolo.
Compro verdure al supermercato o all’hard discount: spendo assai meno rispetto al fruttivendolo tradizionale e ancor meno che se comprassi biologico e fresco. È così?
Sì, a patto però di far finta che la miriade di integratori alimentari, minerali, vitaminici, di antistaminici e cortisonici che prima non compravo, non avendone bisogno, non vadano conteggiati, come invece dovrebbero, nella spesa alimentare.
Mangiando cibi freschi (quindi locali), coltivati in modo pulito, tornerei a non avere bisogno di alcuna integrazione: ma, ancor di più, alimenterei un benessere diffuso comprando prodotti i cui proventi vengono reinvestiti nello stesso territorio.
Infine riacquisterei un sano orgoglio di appartenenza ad una comunità che offre il meglio di sé anche attraverso produzioni di qualità che manifestano cura dei propri luoghi e amore dei propri spazi.
Dobbiamo riconquistare, con la necessaria gradualità che è pari alla riconquista di consapevolezza, i processi di mercato, i suoi flussi, le sue scelte.
Il progetto
La frammentazione sociale – qualcuno la chiamò “carneficina” – ci ha condotto ad una sfiducia totale dell’uno verso l’altro a partire proprio dal comprare e vendere; dal non collaborare tra produttori e commercianti.
Questo, è bene ricordarlo, è lo stato attuale dei fatti.
Riacquisire fiducia è l’obiettivo.
Ora vediamo i mezzi, coerenti, proposti da ArcipelagoScec.
Lo Scec: Buono Locale di Solidarietà
La Solidarietà attiva nasce dalla consapevolezza della necessità virtuosa della circolarità economica: benessere territoriale come bene-essere individuale e viceversa.
Lo Scec, intervenendo sui prezzi, li abbassa tra il 5 ed il 30%, in modo continuativo e circolare: diviene la prima “leva di Archimede” del rilancio delle economie locali.
Ma lo Scec è uno strumento, magnifico strumento, emblema coerente di un complessivo progetto al cui centro c’è l’uomo: che in questo caso compra e vende.
Lo Scec permette ai produttori di praticare prezzi paritari alla GDO senza determinare riduzione di reddito.
Lo Scec, oltre a restituire al territorio dignità e prosperità, permette ai consumatori di acquistare prodotti di alta qualità a prezzi da supermercato con l’unica vera certificazione: la trasparenza di tutti i soggetti della filiera.
Quindi l’Emporio garantirà la qualità potendo offrirla a prezzi assolutamente alla portata di qualunque famiglia.
L’Emporio Territoriale
L’idea dell’Emporio nasce dalla consapevolezza dei “difetti” italici (difetti che però, ricordiamolo, hanno dato vita a migliaia di straordinari prodotti e filiere), a partire dalla scarsa propensione alla collaborazione: tra produttori, tra artigiani, tra commercianti ... tra italiani, insomma.
Prima ancora che combattere contro altri (la GDO) è indispensabile, infatti, farlo con noi stessi: con l’abitudine al “carrello”, al risolvere le nostre spese in modo rapido e suggestivo; completo e a-sociale; mirando al risparmio proprio; a scapito della qualità e degli interessi complessivi della comunità a cui si appartiene.
L’Emporio è una struttura neutra: è ‘Regolatrice’ prima ancora che entità commerciale. Si tratta di un organismo coordinato da ArcipelagoScec, cioè da un’associazione di cittadini, senza fini di lucro, garante dell’equilibrio tra le parti in causa.
Questo permetterà, ad un tempo, di assicurare l’assoluta indipendenza di ogni produttore e, dall’altro, la massima collaborazione finalizzata ad un comune interesse: l’assorbimento dei propri prodotti dal mercato.
Funzioni dell’Emporio Territoriale
a) interlocutore diretto di ogni produttore locale
b) organizzatore della logistica ( includendo i trasporti )
c) distributore presso negozi di prossimità (Botteghe Locali), ristorazione, mense ospedaliere, aziendali, scolastiche, universitarie
d) centro distribuzione per i GAS locali
e) esercente per vendita diretta
ma ancora:
f) trasformazione dei prodotti conferiti (pomodori in pelati, salse, ecc.); confetture; macelleria, norcineria; forno a legna
g) produzione di piatti pronti da asporto
h) vetrina per il piccolo artigianato locale.
Equilibrio nella distribuzione dei guadagni:
la seconda leva di ArcipelagoScec
Fino a quando un produttore del mondo agro-alimentare si vedrà riconoscere una quota così vergognosamente bassa del prezzo finale (al consumo) di ogni alimento – lo dicevamo sopra – non potrà mai rinascere una comunità sana: socialmente prima ancora che economicamente.
Il principio dell’Emporio Territoriale prevede la restituzione di una quota-parte della vendita dei prodotti finiti ai produttori: a tutti i produttori.
Perché a tutti, cioè anche a coloro che conferiranno prodotti non trasformabili? Qui è la chiave di volta di ciò che ArcipelagoScec chiama “circolarità” economica: solidarietà attiva.
Ogni produttore è, in alta percentuale, anche consumatore di prodotti altri dai suoi. Ogni produttore conosce bene quanto influisca in lui il non riconoscimento di una giusta quota economica: in termini umani, sociali, produttivi. Sa che gli diviene indispensabile risparmiare su semi, concimi, lavorazioni, tempi, collaborazioni. Che, quindi, il prodotto non lo rappresenterà, non sarà il frutto di quanto lui sappia e voglia fare, ma solo della necessità di sopravvivere.
La ridistribuzione di una quota-parte dei guadagni sulla vendita dei prodotti finiti diventa per ogni produttore-consumatore una garanzia di qualità su qualunque produzione, oltre a confermarsi elemento indispensabile per il risanamento del territorio e quindi per un benessere diffuso.
Patto tra cittadini
ArcipelagOrg, l’organismo chiamato a coordinare l’Emporio Territoriale, valorizzerà, anche socialmente, l’idea concreta di comunità. La gestione verrà affidata a giovani, possibilmente provenienti da Istituti di Agraria e Turistico Alberghieri e coadiuvati da professionalità esperte, ovvero quegli “anziani” del territorio ormai “messi da parte” dalla società attuale (pensiamo ai tanti ragionieri e agronomi “pre-pensionati forzatamente). Anche questo rappresenta il nuovo paradigma: le due generazioni che oggi risultano più “concorrenti” tra loro divengono il nerbo per rilanciare i territori: l’entusiasmo e l’esperienza alleati insieme.
L’Emporio, quindi, una volta pagati i costi di gestione, restituisce ai produttori i guadagni, ed investe per ampliare e migliorare i servizi, le trasformazioni e l’opera di informazione alla cittadinanza su alimentazione, salute, cultura del territorio in collaborazione con le Istituzioni locali.
Le Istituzioni Locali
L’apporto delle Istituzioni Locali nel processo di ri-appropriazione delle culture e colture locali risulta essenziale, a partire dalle Amministrazioni Comunali.
E’ essenziale anche per il loro ruolo di indirizzo e coordinamento territoriale. Ruolo che sarebbe naturale ma oggi è troppo spesso svilito dalla eccessiva dipendenza da “terzi”: burocrazia astrusa e soffocante, risorse sempre più risicate; ma anche viluppi politici espressione dell’attuale paradigma, della divisione in categorie, appartenenze, “parti” in senso lato che disperdono energie e risorse.
Attraverso un progetto come l’Emporio, il Comune, ad esempio, riassume quel ruolo naturale di sintesi ed armonizzatore tra le parti a cominciare dal mettere a disposizione gli spazi per la realizzazione di un progetto che vedrebbe nel concreto la collaborazione tra i cittadini produttori, commercianti, consumatori.
Ma anche realtà come le ASP, le ASL, le scuole assumono un’importanza vitale nello sviluppo di una coscienza sociale partecipata.
Entrare nell’Emporio del Territorio: la trasparenza.
All’alba un unico camion parte dall’Emporio per ritirare le merci dai produttori, ordinati e confermati la sera precedente attraverso un sistema informatico personalizzato. Il camion in realtà è già in parte carico: carico degli ordini dei produttori/consumatori richiesti, da questi, sempre con il medesimo sistema.
L’itinerario del camion è “guidato” da un secondo sistema informatico, il Sistema PS1, realizzato per la migliore razionalizzazione del trasporto locale.
Tornato all’Emporio il camion viene scaricato nel magazzino e la merce suddivisa tra:
- vendita al dettaglio nello stesso Emporio
- trasformazione nei laboratori
- preparazione in cucina per piatti pronti
- grandi clienti (mense ospedaliere, scolastiche, universitarie)
- ristoranti e alberghi
- Botteghe Locali
- G.A.S. (Gruppi d’Acquisto Solidali).
Ogni singola movimentazione viene governata da un sistema DittaWeb che smista le destinazioni .
I produttori verranno pagati a prezzi di mercato. Ogni 6 mesi riceveranno, inoltre, la loro percentuale di spettanza sui guadagni ricavati dall’Emporio sui prodotti trasformati. Quotidianamente potranno seguire lo stato di giacenze e vendite attraverso il sistema DittaWeb ad accesso personalizzato (tramite password individuale).
Nella parte pubblica dell’Emporio le merci vengono ordinate ed esposte – in scaffali e mobilia proveniente da ditte e da artigiani locali utilizzanti materiali altrettanto locali – con i relativi cartelli indicanti il prezzo in Euro, la riduzione in Scec praticata; la cartina georeferenziata con il nome del produttore ed il luogo di coltivazione, le modalità di coltivazione, la specifica varietà.
Ogni merce che non abbia specifici obblighi di legge, viene esposta e venduta sfusa o alla spina, a peso, e confezionata al momento con carta riciclata, sacchetti di materiali rinnovabili (come il mater-bi) o vetro.
L’Emporio utilizzerà energia derivata da fonti rinnovabili coerenti con il territorio, a partire dalle biomasse provenienti dagli stessi produttori-fornitori; si doterà di sistemi di raccolta delle acque piovane; utilizzerà per sé e porrà in vendita detersivi biodegradabili e non aggressivi (che cioè permettano l’ulteriore riciclo dell’acqua).
Il visitatore-cliente troverà anche corner con l’esposizione e la vendita di prodotti e servizi artigianali, inerenti l’alimentare, provenienti dal territorio.
Le Botteghe Locali
I negozi di prossimità che aderiranno al circuito ArcipelagoScec riceveranno le merci dall’Emporio con uno sconto che permetterà loro di vendere agli stessi prezzi dell’Emporio. L’obiettivo, infatti, è rivitalizzare la vita dei quartieri e dei centri storici, favorendo al massimo grado il rapporto personalizzato con il “proprio” commerciante spazialmente più vicino.
Le Botteghe Locali andranno, quindi, a “riempire i vuoti” determinati dalle tante chiusure degli ultimi anni (nel 2009 sono 28.000 i negozi al dettaglio ad aver chiuso; solo 12.000 le nuove aperture).
In questo modo coloro che vivono nei centri storici potranno, se vorranno, rifornirsi al negozio sotto casa e lo faranno non perchè, come avvenuto sin d’ora, impossibilitati o in difficoltà ad arrivare al supermercato o per dimenticanze dell’ultimo minuto, bensì per scelta.
La Bottega Locale potrà fornirsi anche dei piatti pronti, del pane e dei dolci preparati giornalmente dalla cucina o dal forno dell’Emporio.
La rete interterritoriale
Consumo locale e scambio delle eccedenze, dicevamo. Ogni territorio produce eccellenze agro-alimentari le cui eccedenze verranno scambiate con le migliori eccellenze provenienti da altri territori aderenti al circuito. Questo produrrà non solo un circolo virtuoso di scambi, ma valorizzerà in massimo grado un sano orgoglio di appartenenza e, quindi, di identificazione; si tradurrà in una cura complessiva dei territori, da ogni punto di vista: ambientale come amministrativo; culturale come economico.
